la sushibarista

Utente: ladyR

Non prendertela se ti considerano mezzo scemo. Si vede che ti conoscono soltanto a metà. -tiziano sclavi-

Per ordinazioni, lamentele al cuoco, prenotazioni, scarico pesci, varie et eventuali:

sushibarista@gmail.com


pesce vecchio
Il Magazzino del Sushibar
Un posto che nasce per stivare tutto quello che al ristorante non si vuol servire, citazioni, inutilità, topi, chiacchere dei camerieri e pisolini dei cuochi dai grembiuli sporchi.

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mangiatori di sushi
mangiato *loading* volte
lunedì, 22 dicembre 2008
affettato da: ladyR alle ore 22:40 | Link | commenti (5)
domenica, 23 novembre 2008
Roberta, Enchanté.

Non lo so perché quel giorno – quel giorno di esattamente 3 anni fa – ho deciso di spostare i miei pochi pensierini metaforici da blogger a splinder. Non riesco a trovare nessuna spiegazione logica se non una fortuita curiosità, o un recondito sentore di essere in qualche modo più visibile. Non vorrei che fosse solo stata colpa del mio egocentrismo, ma forse.

Potrei dirlo in tanti altri modi, ma questo blog ha cambiato la mia vita.

Sono praticamente sicura che se quel 24 novembre 2005 io avessi fatto qualcosaltro, come tinteggiare una parete, un corso di tango o dondolarmi su un’amaca in giardino, ora non sarei qui su questa sedia nera con il cielo d’Olanda che fa cadere fiocchi leggeri fuori dalla finestra. Forse non avrei un lavoro incredibile. Forse non avrei pranzato con la mia amica di Bombay e l’altra di Città del Messico. Forse non avrei una bicicletta parcheggiata in stazione che spero nessuno mi abbia rubato.

Questo blog mi ha salvato, soprattutto da me stessa, durante i 3 anni piu’ intensi che io abbia vissuto fino ad ora, 3 anni che mi paiono una vita intera a guardare indietro a tutto quello che è successo. Ho spremuto pazientemente i giorni neri e quelli arancioni fino a condensarli in righe, da un posto ad un altro, da una scrivania all’altra, da una faccia che si ferma a riflettersi nel monitor quel tanto che basta per vedere pulsare il cursore; a un’altra sul palco di un teatro; a un’altra in un negozio che non c’è più.

Questo blog mi ha regalato un sorriso nel quale specchiarmi tutti i giorni, e degli occhi verdi che mi guardano le spalle mentre mi trucco sulle punte dei piedi.

Questo blog è come una storia d’amore che finisce senza litigi e senza strepiti, ma solo per il rendersi conto che si è troppo cambiati per condividere la stessa poltrona. Che non si può stare insieme per inerzia quando sono più le parole che ometto rispetto quelle di cui ho voglia di parlare. Che resta il rumore di stoviglie e le fiamme che crepitano nel caminetto. Qualche passo distratto. Il silenzio che è solo silenzio, non una calda attesa. Ma mica un silenzio triste, sapete.

Questo blog mi ha tenuta stretta per mano senza lasciarmi perdere nella fitta giungla delle mie insicurezze.

Questo blog fa un ampio inchino a tutti i sorrisi che sa esistere dietro a tanti monitor disseminati in giro per il mondo e si sente di dire grazie.

Noi ci rileggiamo, forse. E se non ci rileggiamo voi state bene, che io – prometto – si.

Was ich angefangen habe, muss ich zu Ende führen.
What I've started I must finish.
[Die Unendliche Geschichte  (Neverending Story) (1979) Michael Ende]

affettato da: ladyR alle ore 22:07 | Link | commenti (25)
sabato, 15 novembre 2008
(Non) Fiat lux!

‘Alla fine è solo acqua. E poi in fondo cosa vuoi che sia, tanto ora vado a casa e mi faccio una doccia. Qui tutti vanno in bicicletta quando piove, anche se piove e ci sono i conigli.’

Arrivo a casa, butto la bicicletta nel capanno degli attrezzi del mio microgiardino, infilo la chiave nella porta e giro. Faccio due passi al buio, arrivo all’interruttore (con un certo remoto timore da film che qualcuno si sia nascosto nelle tenebre e sia lì pronto a farmi fuori con una mannaia luccicante) e.

E, niente.

Facciamola breve, mi hanno tolto la corrente perché non ho pagato la bolletta (il perché ed il per come sono faccende piuttosto complicate), e sono rimasta con la fronte gocciolante di acqua piovana e un’espressione imbecille sul tappeto del salotto - mentre fuori si scatenava la bufera -  a chiedermi molto molto intesamente cosa mai potevo fare.

Perché niente elettricità vuol dire niente luce, si, ma anche niente internet, niente riscaldamento, niente acqua calda e lenta morte del frigo con relativo scioglimento,  come un ghiacciolo d’estate suda gocce arancioni ed appiccicose sull’indice e il pollice che tengono il bastoncino. Solo che queste gocce odorano di filetto di merluzzo e pisellini primavera, che non è proprio la stessa cosa.

Sono stata punita con una cifra assurda da pagare per ristabilire la connessione. Una cifra così assurda che avrei potuto comprare lo Smeg che tanto mi piace con dentro un paio di bottiglie di vino buono, per lo stesso prezzo. O un viaggio. O un motorino.

Le maledizioni dirette a me stessa dal mio generale interno per questa faccenda sono e sono state estremamente severe. Ho fatto la doccia in palestra (dandomi anche il tono della sportiva che mi piacerebbe essere ma proprio non riesco ad essere) e poi ho mangiato una Pita greca appollaiata su uno sgabello di legno chiaro. La mia faccia dev’essere stata così scura da impietosire il proprietario che alla fine mi ha offerto una birra dicendomi Parakalò, Lady, sorridendo con gli occhi neri.

Devo aprire una parentesi.

A parlare inglese tutto il giorno va a finire che non so più scrivere in italiano. Ma non perché vada meglio con l’inglese, s’intenda. Mi esprimo in un mezzo esperanto, che come tale, non capisce nessuno. E non serve neanche a niente. Comincio a non sapere più che parole scegliere, mi pare che tutto sia sempliciotto. Mi passa la voglia di scrivere. Di parlare. Di leggere gli altri blog. Di far sapere come la penso, se penso qualcosa.

Ecco.

Ma forse è solo malumore dovuto all’oscurità e allo Smeg mancato.

Mi sono svegliata canticchiando,
Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti (du dudedde, dududeddi dada).


Nonostante tutto, mi è sempre piaciuta questa frase.
affettato da: ladyR alle ore 19:25 | Link | commenti (6)
sabato, 08 novembre 2008
Dove

Dove si infilano i pensieri neri e quelli grigio chiaro.
Dove i colori si mescolano alle facce.
Dove saltellano le dita di uno strumento musicale in una serata strana nel fresco di Amsterdam.
Dove ammucchio le persone che vorrei essere per non essere proprio me stessa, così imperfetta.
Da dove rotolano le gocce felici e quelle arrabbiate per colpa di un lampo.



Dove vanno a nascondersi le parole che - sedute in un angolo - aspettano di essere scoperte.
affettato da: ladyR alle ore 20:23 | Link | commenti (4)
domenica, 02 novembre 2008
Mi scusi buonuomo, in che telecamera devo guardare?



Battiato canta nelle mie cuffie che è in certi sguardi che si intravede l’infinito.
E io penso, eh, Franco.

Qualche sera fa sono stata in una di quelle fabbriche che non sono più fabbriche.  Quei posti che in Italia si abbattono e ci si fa una fila di appartamenti e che qui invece al quinto piano ci fanno un teatro.
Nell’ascensore, salendo, c’era un tizio coi capelli lunghi e tre orecchini sulla stessa narice. Paralleli come grucce nell’armadio.
Tantissime finestre con fuori le luci de l’Aja che non dorme, da stare con il naso attaccato al vetro fino a quando non si appanna e disegnare una faccetta sorridente nella macchia opaca mentre il bordo comincia già a sparire.

Ho visto questo spettacolo, uno strano misto di danza, teatro e pupazzi, animati così bene che io avrei giurato che si, erano vivi, non c’era nessun dubbio.

Usciti dal buio con la testa piena di immagini deliranti (fra le quali delle scarpe rosse, dei baci ad una rana, dei chirurghi e un picnic) con un bicchiere in mano io, una spagnola, una messicana e un tedesco – gli amici che erano con me – ci siamo sorrisi dicendo che la fantasia ci aveva imbrogliati tutti e 4 proprio allo stesso modo.

E poi. Mi hanno bussato alla porta dei bambini, di cui uno biondo con gli occhialetti alto poco più di un metro, con un cappuccio sulla testa e tra le mani una falce.
La morte, se ci fosse una certa giustizia, dovrebbe avere proprio quell’aspetto. E la sua faccetta sorridente di nord Europa. Invece lui voleva solo dei dolcetti ed io e il Signorino abbiamo scovato una tavoletta di cioccolato fondente dietro ai pacchi di pasta aperti dentro allo scaffale e ci siamo scusati di non avere niente di più. Ma il piccolo morte pareva contento lo stesso, e si è allontanato saltellando augurandoci Happy Halloween.

Ogni tanto, in momenti saltuari con le mani in tasca, ho l’impressione che tutto questo sia così meravigliosamente cinematografico che un giorno o l’altro, come Truman, sbatterò con la mia barca contro l’orizzonte dalle nuvole disegnate e a quel punto dirò:

ah ecco infatti, mi pareva.

Life doesn't imitate art, it imitates bad television.
(Woody Allen)

affettato da: ladyR alle ore 11:39 | Link | commenti (4)
mercoledì, 22 ottobre 2008
Night/day/day/night.

I lampioni sono ancora accesi quando cammino lungo il canale per andare a lavorare, e mi sforzo in tutti i modi di non credere alle mie percezioni (che tutte insieme stanno gridando: E’ sera! Torna a casa a guardare un film!) e di concentrarmi sull’orologio, che dice che mancano 15 minuti alle 8. Di mattina.

La confusione tra il giorno e la notte –sia d’estate che d’inverno- e’ in assoluto il cambiamento maggiore di tutta questa faccenda dell’emigrare.

Sto cercando di smussare i miei angoli acuti, sforzarmi di fare cose che non faccio, tacere quando le parole non sono necessarie, reprimere l’ira, lavorare meno, correre nella notte con le scarpe da ginnastica strette ai piedi per ricordarmi che ci sono ancora delle budelle vive e pulsanti, sebbene appesantite da centinaia di ore davanti al monitor.

Provo addirittura a mettere via i vestiti quando me li tolgo, a lavare i piatti subito dopo aver mangiato.

C’e’ qualche disordinato della sottocategoria pigro li’ fuori che riesce a capire che cambiare questo lato del carattere e’ complesso?

Quasi come dal giorno alla notte. O viceversa, che ora come ora, non lo so.
affettato da: ladyR alle ore 16:21 | Link | commenti (8)
mercoledì, 15 ottobre 2008
(Miei) Pensieri spettinati.

Mi sento fuori dal tempo e dalla storia quando cammino per le strade di una domenica assolata a L’Aja con Vivaldi nelle orecchie.

E’ una gioia fare acquisti sciocchi solo per il gusto di farli, senza contare le monetine restanti (ma certo che quello che conta e’ lo spirito!)

Oggi sono 4 mesi che sono qui.

I rapporti umani sono un gigantesco pasticcio fatto di sottilissimi equilibri tra dolce, amaro, salato e acido.

A trasportare tele da dipingere sotto il braccio in bicicletta si rischia di volare dentro al canale per via del vento.

Ho passato ore intere a leggere questo fumetto geniale pensando “E’ geniale!” (sic). E io che mi riconosco in due linee e un cerchietto sono nerd quanto basta.



xkcd


Non lo sapevo, ma in fondo devo ammettere di avere bisogno degli altri, di tanto in tanto. Mi sento sola molto di rado, ma succede.

Il mio riscaldamento ora funziona ma fa rumori da alce in amore.

Quando impagino foto dello spazio, mi dico, ma cosa ci affanniamo a fare. Siamo polvere. Canticchiante, microscopica, effimera polvere.

Ho dipinto un albero in camera da letto, e ho cucito un uccellino a fargli compagnia.



Voi state bene? Io strizzo gli occhi, saltello, piango, leggo, parlo e coloro. E a volte credo di si.

                            Credo in un solo destino, quello deciso da me.
(Stavo pensando che Dio – C.Cremonini)


affettato da: ladyR alle ore 08:50 | Link | commenti (8)
martedì, 07 ottobre 2008
Nowadays.

E insomma c’e’ stata questa festa qui in citta’ e tutto era diverso colorato e rumoroso.
C’erano lo zucchero filato rosa, le salsicce, gli orologi costosi finiti, la birra, gli ubriachi, la musica, le lucette lampeggianti e la pioggia sulla testa. E poi ancora la musica techno, improbabili cantanti italiani, ragazzine urlanti, folla che mi schiaccia, nonne motorizzate e le giostre da osservare col naso all’insu’– che ci si guarda e ci si dice che no, you cannot trust something that was built in one day. Talmente esagerato che alla fine mi sono divertita a passeggiarci attraverso.

Ieri porto la mia roba sporca dai turchi lavanderini.
Lego il borsone pieno al portapacchi della bici con una cintura, che se bisogna farla tanto vale farla completa, e zigzagando per il peso pedalo in direzione del negozio.
Arrivata, appoggio tutto sul tavolo e tiro fuori un paio di pantaloni che hanno bisogno delle abilita’ sartoriali della signora turca, che nel frattempo con passi leggeri si e’ avvicinata sorridendo.
Il volto, incorniciato dal velo di colore scuro, e’ un ovale perfetto nel mezzo del quale si erige un naso sottile color ambra lucido che pare uscito dal forno dopo essersi fatto caramellare.

La signora non ha ancora detto niente, ma io incalzo:
“Salve signora guardi ho questi pantaloni qua li vede signora questi pantaloni no beh questi pantaloni li ho comprati qualche giorno fa nel negozio qua dietro sa quel negozio qua dietro ma no dai che perdo il punto e vede mi servivano subito e allora cos’ho fatto signora ho fatto che ho fatto l’orlo io a sti pantaloni e vede ” – brandisco una gamba del pantalone dal quale penzolano dei fili – “ vede insomma non ho fatto un ottimo lavoro e quindi mi chiedevo se voi effettuaste anche questo tipo di cose perche’ vede signora io credo che questo cedera’ da un momento all’altro e sa con sto tempo olandese ma certo che lo sa del tempo olandese. Fate anche gli orli?”

Cosi’, senza punteggiatura, con un solo respiro.

Trascorrono una manciata di secondi in cui la signora mi osserva con questi occhietti neri sbattendo un paio di volte le palpebre. Io la fisso di rimando, con  un sorriso tirato e le sopracciglia inarcate.

“Mmm” dice dal basso. Prende in mano i pantaloni e tocca i fili penzolanti. Mi sale un pochino di preoccupazione. Va finire che mi sgrida, penso. Ma poi le labbra si sciolgono in un gridolino e dice: “CUT?”, cosi’ come Arichimede poteva aver esclamato: “Eureka!”.

E io penso, quante parole inutili, ridendo tra me e me.
“CUT, signora, CUT.”
affettato da: ladyR alle ore 09:41 | Link | commenti (12)
mercoledì, 01 ottobre 2008
Appunti per la me stessa del futuro.

Uuuuh – fa il vento fuori dalla finestra, mentre le gocce si schiantano sul vetro dividendosi in fiori trasparenti. Il vento fortissimo mi strappa gli auricolari dalle orecchie e fa svolazzare la gonna, che devo tenere ferma con una mano di lato.

Non ho molto da dire di questi giorni, in qualche modo cerco di ricreare equilibri facendo le cose che ho sempre fatto.
A casa non ho il riscaldamento che funziona, degli uomini sono venuti ieri sera ma non mi pare che abbiano concluso niente.
Cenare con la coperta sulle spalle mi pare ottimo al fine di  fortificare la mia tempra morale.
E non mi voglio dimenticare di questo.
Appunti per la me stessa del futuro: nella prima casa in Olanda, il letto e’ tenuto insieme da un intricato sistema di corde da barca, il riscaldamento non va, ci sono delle zanzare instupidite dal freddo in corridoio, la doccia e’ attaccata alla cucina ed e’ separata dal resto da una porta a soffietto che un giorno remoto doveva essere stata bianca. C’e’ un tappeto verde che solletica i piedi, un albero che pian piano sto dipingendo su un muro, il caos dei piatti lavati e ammucchiati uno sull’altro fino a formare uno strano castello – con le tazze a fare da fortificazione.

La citta’ e’ piena di giostre, lucette e baracchini di ogni sorta. Stamattina pedalando mi sono quasi scontrata con una gigantesca scritta “the happy gambler” che mi e’ parsa in un momento cosi’ assurda da strapparmi un sorriso infreddolito.
Che faccia ha lo scommettitore felice? Ha i baffi? Una giacca a quadri di una taglia di meno?

Tra un autobus e un altro affondo il naso dentro la storia di Ignatius, tiro su il bavero della giacca verde e la mente scappa via veloce, da qualche parte, fino a che il suono dei freni e lo sbuffo delle porte non la riacchiappano e la spingono di nuovo improvvisamente dentro al  - presente.
affettato da: ladyR alle ore 10:56 | Link | commenti (5)
martedì, 23 settembre 2008
Autumn.



"Everyone must take time to sit and watch the leaves turn."
Elizabeth Lawrence
affettato da: ladyR alle ore 08:31 | Link | commenti (6)